La nevicata del 7 dicembre 2012

Malgrado l'assenza di ondate di gelo significative, l'inverno 2012-2013 fu ricco di episodi nevosi fino a quote basse e pianeggianti, in particolare nella prima metà di dicembre e tra metà gennaio e febbraio. La particolarità di quell'inverno sta nel fatto che quasi tutte le nevicate furono causate da dinamiche configurative molto simili, caratterizzate dalla formazione di minimi di pressione in prossimità della Corsica e dell'Italia Centrale che da un lato portavano precipitazioni da fronte occluso sul Triveneto e dall'altro aspiravano fredde correnti dai quadranti nord-orientali. Con questo tipo di configurazione le aree pianeggianti favorite sono quelle della medio-bassa pianura veneta, del Vicentino occidentale, del basso Friuli e della Venezia Giulia, mentre le zone pedemontane e le alte pianure risultano sfavorite a causa della componente favonica con cui si presentano i venti da nord-est ai piedi delle Prealpi. Fu così che, mentre tra il Trevigiano orientale e il Pordenonese alcune località non totalizzarono nemmeno 5cm di neve in tutto l'inverno, al contrario nel Triestino e nel Goriziano l'inverno sarà ricordato come uno tra i più nevosi degli ultimi decenni con accumuli nevosi complessivi di 40-55cm.

La prima neve in pianura della stagione arrivò nel pomeriggio-sera di venerdì 7 dicembre 2012, grazie alla discesa di un vortice colmo di aria fredda proveniente dalla Groenlandia. Nei giorni precedenti buona parte delle pianure dell'Europa Centrale era stata interessata da nevicate e freddo intenso grazie ad un persistente flusso di aria polare-marittima attivatosi sul bordo orientale dell'anticiclone delle Azzorre. Così il vortice proveniente da nord-ovest ebbe modo di raccogliere masse di aria fredda prima di valicare le Alpi, consentendo alle precipitazioni di risultare nevose fino a quote pianeggianti. 

Nella serata di venerdì 7 dicembre il nocciolo freddo alla superficie isobarica di 500hpa raggiunse la Svizzera attivando così correnti sud-occidentali a rotazione ciclonica in alta quota sulle regioni nord-orientali italiane, con conseguente peggioramento del tempo e precipitazioni. Al suolo invece nel tardo pomeriggio si formò un minimo di pressione in prossimità della Corsica che muovendosi verso est aspirava aria fredda dai quadranti nord-orientali nei bassi strati sulle regioni settentrionali italiane. In questa mappa rielaborata relativa alla notte tra il 7 e l'8 dicembre si può notare il minimo di pressione in procinto di raggiungere il Mare Adriatico e il nocciolo freddo in quota sulla Svizzera (la macchia azzurra):

Nel corso del pomeriggio del 7 dicembre la nuvolosità aumentò rapidamente a partire da ovest e i primi fiocchi di neve raggiunsero il Veronese e il Basso Trentino già intorno alle ore 15, estendendosi rapidamente verso buona parte del Veneto entro le ore 18. Nel tardo pomeriggio i fiocchi iniziarono ad attecchire al suolo in buona parte della pianura centro-occidentale del Veneto lasciando 2-5cm di accumulo nel Veronese e nel Vicentino Occidentale. Nelle aree pedemontane comprese tra il Bassanese e il Trevigiano la nevicata ebbe vita breve: già verso le ore 20 l'attivazione di una ventilazione sostenuta da nord-est, che risultava catabatica (di caduta, favonica) ai piedi delle Prealpi, seccò l'aria rendendo debolissime le precipitazioni, dopo che al suolo si erano depositati in genere meno di 3cm. Anche in Trentino Alto Adige e nelle aree alpine e prealpine del Veneto la nevicata fu breve e modesta con accumuli generalmente inferiori a 5cm.

La neve invece continuò a cadere in serata sul Vicentino Occidentale, le aree interne del Rodigino e il Padovano, estendendosi verso il Veneziano, la bassa pianura friulana e la Venezia Giulia. Per quest'ultima area era l'inizio di una nevicata storica: la combinazione tra correnti sud-occidentali in quota, foriere di intense precipitazioni in risalita dal Mare Adriatico, e freddi venti di bora nei bassi strati provocò una bufera di neve di intensità inusuale che depositò entro la tarda nottata fino a 30cm nei paesi del Carso triestino, 20-25cm nei dintorni di Gorizia e nei quartieri alti di Trieste, 7-15cm sulla costa triestina, dove nelle prime fasi del peggioramento la precipitazione risultò piovosa. Per alcune località si trattò della nevicata più intensa dal 1987.

Al contrario le zone montane e pedemontane del Friuli non videro che pochi fiocchi con l'eccezione della pedemontana a nord-est di Udine dove vi fu una spolverata. Altrove la nevicata si esaurì nelle primissime ore dell'8 dicembre, dopo aver lasciato al suolo 5-9cm nel Vicentino Occidentale, circa 10cm tra basso Padovano e pianura interna del Rodigino, 5-9cm in buona parte della provincia di Venezia, 10-15cm in prossimità della costa friulana, 3-5cm nella media pianura friulana, nel basso trevigiano e nell'alta padovana.. Allargando lo sguardo oltre i confini del Triveneto, in nottata intense bufere di neve spazzarono la Slovenia lasciando accumuli di 60-80cm nelle zone meridionali (77cm a Kocevje) e raggiunsero persino alcuni tratti della costa istriana (in particolare nella zona di Koper-Capodistria e nel tratto costiero a nord di Porec-Parenzo).

I cieli sereni e le basse temperature (minime di -4°C/-7°C in pianura) dei giorni seguenti favorirono la buona conservazione del manto nevoso nelle aree più colpite dalle nevicate, come si può notare in questa immagine satellitare relativa al mattino del 9 dicembre:

Login

Il modulo login serve ai nostri Editori per loggarsi e scrivere gli articoli. Vuoi diventare un nostro Editore? Contattaci