25 ottobre 2010, una giornata burrascosa

Il periodo compreso tra la terza decade di ottobre e la prima decade di novembre 2010 risultò caratterizzato da piogge insolitamente abbondanti, soprattutto nei settori prealpini e pedemontani, dove si registrarono accumuli diffusamente superiori a 400mm in meno di dieci giorni, tra il 24 ottobre e il 3 novembre. Di questo periodo si ricordano le alluvioni che colpirono il Veneto ad inizio novembre, mentre viene spesso dimenticata la forte ondata di maltempo del 25 ottobre che, saturando i suoli e determinando sui monti importanti accumuli di neve fresca che sarebbero poi stati fusi dallo scirocco, contribuì a rendere più grave l'alluvione del giorno di Ognissanti. Questo articolo analizza e racconta proprio l'ondata di maltempo del 25 ottobre.

A partire dalle ore centrali di domenica 24 ottobre deboli piogge si diffusero da ovest ad est in tutto il Triveneto. Erano i primi fenomeni collegati ad un affondo depressionario diretto dal Nord Europa verso il Mediterraneo Centrale. Nel corso della notte tra il 24 e il 25 ottobre aria fredda proveniente dal Mare del Nord affluì attraverso la valle del Rodano, raggiungendo il Mar Mediterraneo e innescando la formazione di un profondo vortice depressionario sul Mar Ligure, sul cui lato orientale aria mite e umida proveniente dai quadranti meridionali veniva sospinta verso l'Alto Adriatico e la Pianura padano-veneta, come si può notare in questa mappa rielaborata:

L'aria fredda, oltre ad affluire attraverso la Valle del Rodano, stava dilagando anche sul versante austriaco delle Alpi, infiltrandosi attraverso i valichi e le vallate alpine e determinando così un drastico abbassamento della quota neve nelle zone interne delle Alpi: in mattinata la neve si spinse al di sotto dei 1000m di quota nell'area dolomitica, in Alto Adige, nei settori settentrionali del Trentino e nel Tarvisiano. Nel frattempo il caldo scirocco aveva raggiunto le Prealpi dove pioveva fin verso i 2000m. Il forte contrasto termico tra le due masse d'aria scatenò forti precipitazioni anche a carattere temporalesco sulle Prealpi e le pedemontane, nonché su buona parte dell'Udinese, dove in poche ore si registrarono 60-90mm. Nel corso delle ore centrali nelle zone alpine la combinazione tra precipitazioni intense e aria fredda in entrata spinse la neve fino a quote insolite per la fine di ottobre: fiocchi bianchi raggiunsero il fondo dell'alta Valsugana (lievi accumuli persino ai 400m di Borgo Valsugana) e imbiancarono il Tarvisiano e la Valcanale fin verso i 500m. Oltre i 1000m intanto proseguivano le abbondanti nevicate: in Val di Fiemme i rami crollati sotto il peso della neve (circa 40cm a Predazzo) causarono black-out elettrici, mentre gli accumuli di neve fresca superarono diffusamente i 50cm oltre 1500m dall'Alto Adige alla Carnia.

Nel corso del pomeriggio l'approfondimento del minimo di pressione sul Mar Ligure attivò forti venti da NE al suolo: nel Triestino si registrarono raffiche di Bora ad oltre 100km/h, mentre nelle aree pedemontane i venti di caduta dalle Prealpi rinforzarono bruscamente e i rami spezzati dalle raffiche ad oltre 50km/h causarono disagi alla circolazione nelle zone collinari dell'Alto Trevigiano e presso le località della sponda veronese del Lago di Garda. A causa di questo effetto favonico, i fenomeni cessarono temporaneamente, in attesa di un ulteriore rapido passaggio di rovesci e temporali in serata, quando l'aria fredda prese definitivamente il sopravvento anche in pianura e la neve imbiancò anche le Prealpi oltre i 900-1300m.

In molte zone del Triveneto gli accumuli pluviometrici registrati tra il 24 e il 25 ottobre furono ragguardevoli: si registrarono 100-150mm nelle aree prealpine e pedemontane comprese tra Vicentino e Pordenonese, nell'Alto Udinese e in Valsugana, con punte di 150-200mm in alcune località notoriamente piovose delle Alpi Carniche (157mm a Barcis, PN) e Giulie (218mm a Musi, UD). Le conseguenze tuttavia furono modeste e limitate a qualche allagamento verificatosi tra la zona di Castelfranco Veneto e l'Alta Padovana. Ben più gravi sarebbero state le conseguenze dell'ondata di maltempo che una settimana più tardi scaricò fino a 500mm in tre giorni, sulle Prealpi, causando frane nelle aree montane e collinari ed alluvioni in pianura, particolarmente gravi tra il Vicentino e il Padovano. Come detto nell'introduzione, l'ondata di maltempo del 25 ottobre saturò il suolo, incrementò le portate dei fiumi e riversò grandi quantità di neve sui monti che sarebbe stata fusa dal caldo flusso sciroccale contribuendo a rendere ancora più grave l'impatto di questa seconda ondata di maltempo.

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