Maltempo e nevicate di metà gennaio 2013

Gli ultimi inverni sono stati caratterizzati da una scarsa nevosità a bassa quota. Non sono mancati periodi piovosi, ma sempre accompagnati da temperature insolitamente elevate che hanno relegato la neve oltre i 1000m, specie sui versanti meridionali delle Prealpi particolarmente esposti alle correnti calde provenienti dai quadranti meridionali. In queste zone l'ultima stagione invernale veramente nevosa è stata quella tra 2012 e 2013, in particolare tra metà gennaio e marzo. L'ondata di maltempo di metà gennaio 2013 segnò l'inizio di questa fase nevosa. 

Il peggioramento fu causato dalla lenta discesa di un nucleo freddo in quota dal Mare del Nord verso il Mar Tirreno, accompagnata dalla formazione di minimi di pressione al suolo collocati in prossimità dell'Alto Adriatico. Questa situazione barica determinava la presenza di venti umidi di Libeccio (SW) in rotazione a Scirocco (SE) in quota, mentre nei bassi strati la bassa pressione sull'Adriatico aspirava venti freddi da NE (Bora), condizioni favorevoli e nevicate a bassa quota. La situazione è ben rappresentata da questa carta sinottica rielaborata, relativa alla mattina del 14 gennaio 2013:

Nelle prime ore di queste giornata precipitazioni interessarono buona parte del Triveneto, particolarmente consistenti sul Friuli Venezia Giulia a causa della presenza di venti di libeccio in quota. La Bora raffreddò i bassi strati permettendo alla neve di raggiungere le pianure tra Udinese e Goriziano, con accumuli localmente prossimi a 10cm nelle zone più orientali. Spruzzate di neve imbiancarono temporaneamente anche le zone pedemontane del Veneto e l'Alto Vicentino, mentre le aree montane erano colpite da nevicate estese, più consistenti sulle Prealpi.

Il giorno seguente, martedì 15 gennaio, l'approssimarsi del nocciolo freddo in quota incrementò il gradiente termico verticale (variazione della temperatura al variare della quota), innescando fenomeni di instabilità: rovesci sparsi portarono modeste spruzzate di neve sulle pianure pedemontane del Veneto al mattino, mentre la Venezia Giulia era alle prese con inusuali fenomeni temporaleschi accompagnati anche da locali grandinate. Verso sera si verificò una tregua, ma nelle ore successive l'ingresso del nucleo freddo sul Mar Ligure, la rotazione a SE delle correnti in quota e l'approfondimento di un minimo di pressione al suolo sul Golfo di Venezia determinarono una decisa recrudescenza del maltempo, soprattutto tra Veneto e Trentino. 

Questa carta è relativa a mercoledì 16 gennaio 2013:La giornata cominciò con piogge abbondanti sulle pianure del Veneto, mentre sui rilievi tra Veneto e Trentino nevicava intensamente oltre 400-600m. Nel primo pomeriggio precipitazioni particolarmente intense favorirono il rovesciamento di aria fredda verso il suolo: una prima spruzzata di neve interessò alcuni settori di pianura dapprima tra Padovano e Vicentino, poi verso il Veronese. Seguì una breve tregua, ma in serata l'ulteriore ingresso di aria fredda e l'approfondimento del vortice in prossimità del Delta del Po determinarono una ripresa dei fenomeni. Come si può notare in questa immagine del radar di Teolo (ARPAV) i nuclei di precipitazione risalivano dal mare, andando ad impattare contro la catena prealpina:

La neve si spinse nel corso della serata a tratti fino a quote di pianura tra Veneziano, Padovano e Vicentino, ma con accumuli esigui. Sui versanti meridionali delle Prealpi Venete invece la quota neve si abbassò fin verso 150-300m con fenomeni anche a carattere di tormenta a causa dei venti da NE, persistenti per tutta la nottata seguente. Per queste zone collinari fu una nevicata a larghe falde di intensità inconsueta che depositò 20-30cm già a 300-400m, mentre oltre i 500m si superò il mezzo metro di accumulo. Nelle zone interne delle Alpi la nevicata risultò meno intensa, ma furono segnalati spessori nevosi di quasi 50cm nel Feltrino Occidentale (Fonzaso, Lamon, BL)) e in alcuni tratti della Val di Fiemme (TN). 

Questo era lo scenario a Cavaso del Tomba (TV, Pedemontana del Grappa) al mattino del 17 gennaio quando si passava dai 5cm di neve umida a 230m a 20-30cm appena 100m più in alto:

E questa invece era la situazione sul pendio meridionale del Monte Tomba (Massiccio del Grappa) ad una quota di circa 700m il 19 gennaio:

Questo notevole carico di neve causò gravi danni al patrimonio boschivo alle basse quote, come era evidente circa venti giorni più tardi (6 febbraio 2013) in Valle di San Liberale, sempre sul versante trevigiano del Massiccio del Grappa, dove i tronchi ingombravano a tratti i sentieri e le mulattiere:

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