Le nevicate di fine novembre 2010

Convenzionalmente l'inverno meteorologico comincia il primo giorno di dicembre. Tuttavia può accadere che afflussi di aria fredda rendano pienamente invernali le condizioni meteorologiche già a novembre, segnatamente nella parte finale di questo mese. Le nevicate novembrine in pianura sono abbastanza rare ma, limitando lo sguardo agli ultimi 20 anni, si sono verificate nel 1999, nel 2005, nel 2008 e nel 2010.

In questo articolo viene esaminata la situazione che ha prodotto proprio l'ultimo di questi episodii nevosi precoci, quello di fine novembre 2010. Innanzitutto va ricordato che questo evento si inserì nel contesto di un periodo estremamente piovoso: novembre 2010 vide cadere fino ad oltre 500mm sulle Prealpi e iniziò con una disastrosa alluvione in alcuni settori del Veneto, ma fu l'intero trimestre ottobre-dicembre ad essere dominato dal transito di perturbazioni quasi senza soluzione di continuità, a causa dell'abbassamento del flusso atlantico verso la Penisola Iberica e il Mediterraneo.

Nello specifico, nella terza decade di novembre un coriaceo blocco anticiclonico si instaurò sul Nord Atlantico, espandendosi fin sulla Groenlandia e sul comparto dell'Artide prossimo alla Scandinavia (area delle isole Svalbard). Questa figura anticiclonica determinò un massiccio afflusso di aria gelida dall'Artico Russo dapprima verso il Nord Europa, poi verso l'Europa Occidentale. Per buona parte del nostro continente era l'inizio di una lunga fase di gelo e neve, che avrebbe condizionato anche il mese di dicembre.

La situazione del 26 novembre, descritta da queste mappe sinottiche rielaborate, vedeva il transito di un fronte freddo da ovest sul Nord Italia, legato ad una piccola saccatura in quota: 

Nella prima mappa è stato evidenziato con una linea nera l'asse di saccatura in transito sul Nord Italia, nella seconda carta si possono notare la poderosa avvezione di aria mite verso la regione groenlandese e l'altrettanto imponente discesa di aria gelida verso l'Europa nord-occidentale, tutti effetti del blocco anticiclonico sul Nordatlantico. La linea tratteggiata che va dalla Liguria all'Alto Adige rappresenta isoterma -5°C alla superficie isobarica di 850hpa. Pur essendo questa un'eccessiva semplificazione che non tiene conto di fattori quali la provenienza della massa d'aria e la situazione termica preesistente nei bassi strati, l'isoterma -5°C è spesso considerata come il discrimine tra le condizioni favorevoli a nevicate fino in pianura e le condizioni sfavorevoli. 

Sta di fatto che nelle prime ore del 26 novembre le pianure del Triveneto presentavano temperature di 2-5°C con deboli piogge in corso, in apparenza un contesto che non faceva certo pensare ad un'imminente nevicata. Tuttavia il fronte freddo da ovest determinò una netta intensificazione dei fenomeni a partire da ovest già entro metà mattinata. Come spesso accade con l'aria polare-marittima, le forti precipitazioni rovesciarono al suolo l'aria fredda presente in quota causando un repentino calo termico. La pioggia si trasformò in una fitta nevicata a larghe falde dapprima sull'Alto Vicentino, poi vi via sempre più ad est lungo le pedemontane e le alte pianure fino all'Udinese. La fase delle precipitazioni intense fu breve (1-3h circa) e già nelle ore centrali l'indebolimento dei fenomeni riportò le precipitazioni ad assumere forma liquida. La nevicata è stata consistente solo in alcuni settori della pedemontana Vicentina (oltre 10cm nell'area di Schio, Thiene, Valdagno e ad ovest di Vicenza), mentre per buona parte delle alte pianure gli accumuli non hanno superato i 5cm. Basse pianure e coste non videro che qualche fiocco tra la pioggia. 

Questa è una foto scattata a Cavaso del Tomba (settore trevigiano della pedemontana del Grappa) nel pomeriggio del 26 novembre, quando una pioggia debole aveva già sostituito da qualche ora la nevicata sotto i 500m, fondendo rapidamente la poca neve caduta:

Seguirono due giorni di tempo in prevalenza soleggiato, ma l'Italia, come evidente dalla seconda carta sinottica presente sopra, veniva a trovarsi nella fascia di contrasto tra l'aria fredda presente a NW e un flusso umido e mite in moto dal Mediterraneo verso l'Europa Orientale, una situazione favorevole ad ulteriori ciclogenesi (formazione di minimi depressionari). La ciclogenesi si innescò il 28 sul Mediterraneo Occidentale, da dove prese le mosse una profonda depressione destinata a spostarsi verso Centro Italia e Alto Adriatico, lambendo l'Italia Settentrionale, come visibile in questa mappa sinottica relativa al 29 novembre (minimo al suolo centrato su Sardegna e Corsica): 

Domenica 29 novembre il fronte occluso legato a questa depressione portò piogge in estensione da SW verso NE e venti sostenuti da NE sulle pianure del Triveneto. Mentre sul versante meridionale delle Prealpi la neve cadeva solo oltre 400-700m, nelle vallate alpine e prealpine l'aria fredda intrappolata nei bassi strati permetteva alla neve di cadere fino a quote molto basse, imbiancando la Valbelluna, la Valsugana, la Val Lagarina e la tutta la Valle dell'Adige, Trento e Bolzano comprese. Entro la notte seguente si depositarono circa 5cm a Bolzano, 10cm a Trento e fino a 20cm nel fondovalle del Feltrino, a 2-300m di altitudine.

Era l'inizio di una lunga fase perturbata che avrebbe scaricato a più riprese ingenti quantitativi di neve fino a bassa quota, per il persistere di una estesa circolazione depressionaria a carattere freddo sull'Europa Occidentale. Queste due foto scattate il 5 dicembre sul Massiccio del Grappa a quote di 1000-1200m sono testimoni del notevole manto nevoso presente sui monti, una situazione ben diversa dalla siccità che ha connotato il mese di dicembre negli ultimi anni:

 

 

 

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