L'eccezionale ondata di caldo di inizio aprile 2011

Negli ultimi anni a causa dell'aumento delle temperature globali i periodi caratterizzati da temperature superiori alla media tendono a prevalere su quelli caratterizzati da anomalie opposte e non sono rari gli episodi di caldo eccezionale. Quello che si verificò nella prima metà di Aprile 2011 fu uno tra gli episodi di caldo più significativi degli ultimi anni.

Aprile 2011 iniziò all'insegna di temperature ben superiori alla norma. Nella serata del 4 aprile tuttavia un debole fronte freddo lambì il Nordest generando una linea di rovesci e deboli temporali che dal Trentino Alto Adige si spostò rapidamente verso SE interessando tutto il Triveneto e determinando accumuli pluviometrici in prevalenza modesti (3-12mm), forti raffiche di vento di Tramontana e un temporaneo calo termico. In questa mappa relativa alla notte tra il 4 e il 5 aprile 2011 si può notare il modesto fronte in transito (linea nera tra Italia Settentrionale e Polonia), ma è ad ovest che va spostato lo sguardo per capire l'origine di quello che sarebbe accaduto pochi giorni dopo: si nota infatti una vasta area depressionaria che sta affondando in pieno Atlantico scalzando l'anticiclone delle Azzorre verso l'Europa Occidentale.

Pertanto nei giorni successivi l'area di alta pressione si posizionò e si consolidò sull'Europa Occidentale, mentre il Triveneto si trovò nel suo bordo orientale caratterizzato da correnti prevalentemente nord-occidentali, che determinarono effetti favonici sul versante meridionale delle Alpi. Il favonio è un vento di caduta caldo e secco che si presenta sottovento alle catene montuose. Per quanto riguarda la regione alpina si ha pertanto favonio nel versante settentrionale in caso di correnti meridionali, nel versante meridionale in caso di correnti settentrionali (come nel caso di cui si parla in questo articolo). 

Questo vento caldo si limitò inizialmente ad interessare le aree alpine tra il 7 e l'8, quando le massime toccarono valori eccezionali in Trentino Alto Adige (20,4°C ai 1450m di San Martino di Castrozza il giorno 7, 29°C a Bolzano il giorno 8), le Alpi Venete (23,8°C a Santo Stefano di Cadore il 7) e le Alpi Friulane (27,5 a Saletto e 26,4°C ai 700m di Tarvisio il 7). Il giorno 9 invece si verificò lo sfondamento del favonio nelle aree pianeggianti del Nordest e venne così scritta una pagina di storia della climatologia di queste terre. Ecco la carta che mostra la configurazione barica di quel giorno:

 

Si può notare il vasto promontorio anticiclonico che domina sull'Europa Occidentale, aspirando fin verso le Isole Britanniche aria calda di matrice subtropicale che poi è costretta a scendere verso latitudini meridionale raggiungendo la catena alpina, sul cui versante meridionale si surriscalda ulteriormente a causa dei venti di caduta. La giornata del 9 si aprì con forti raffiche di vento sulle pedemontana del Triveneto in rapida estensione verso le rimanenti zone della pianura, con l'eccezione di alcuni tratti della costa friulana, dove la giornata trascorse con foschia, alto tasso di umidità e temperature non superiori a 24°C . Altrove sotto l'influsso di queste raffiche calde e secche l'umidità crollò su valori bassissimi (10-20%) e la temperatura si impennò su livelli estivi. La soglia dei 30°C venne superata in molte zone, dalle vallate del Trentino Alto Adige fino alla pedemontana udinese, ma fu tra Trevigiano e Vicentino che si registrarono i valori più alti, con punte superiori a 32°C a Bassano Del Grappa, Noventa Vicentina, Treviso e Castelfranco Veneto. Queste temperature, oltre a superare di 3-5°C i precedenti record storici del mese di aprile (di tutto il mese di aprile, non solo della prima decade), risultano addirittura superiori alla media delle temperature massime del mese di luglio e ciò rende l'idea della portata storica di questo evento meteorologico che difficilmente verrà eguagliato nei prossimi anni. Uscendo dall'ambito geografico del Nordest, anche le regioni nord-occidentali italiane fecero registrare valori termici senza precedenti e localmente prossimi a 34°C, mentre nella penisola iberica, bersaglio della risalita di aria calda subtropicale, si toccarono punte di 37°C. Si trattò quindi di un evento estremo non solo per l'intensità del caldo, ma anche per la notevole estensione dell'area interessata.

 

 

 

 

 

 

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