Resoconto dei temporali di fine giugno: il ritorno delle grandi piogge nel Triveneto

Buongiorno a tutti!

Nei precedenti approfondimenti si è fatto più volte riferimento al grave deficit pluviometrico osservato in parte del Triveneto, una situazione siccitosa che appariva decisamente preoccupante fino a pochi giorni fa. Tuttavia negli ultimi giorni di giugno temporali e nubifragi hanno interessato le nostre regioni, con fenomeni localmente intensi e accumuli pluviometrici importanti, soprattutto nelle zone montane e pedemontane, con una conseguente netta attenuazione dei problemi idrici. Come spesso accade in estate, il merito (o la colpa, se si considerano le zone dove i temporali hanno causato danni) della fase temporalesca va ricercato nel fatto che il Nord Italia si è trovato per più giorni nella linea di contrasto tra le masse di aria calda dell'anticiclone subtropicale, esteso sul bacino del Mediterraneo, e le correnti fresche di origine atlantica dapprima in scorrimento da ovest verso est oltre la catena alpina, poi in ingresso nel Mediterraneo Occidentale dalla porta del Rodano e della Carcassona (Francia meridionale).

Una prima ondata temporalesca si è scatenata tra la sera di sabato 24 giugno 2017 e il giorno seguente, a causa di una modesta ondulazione ciclonica associata ad aria relativamente fresca. Il contrasto con l'aria estremamente calda e umida e preesistente ha creato le condizioni per fenomeni di forte intensità, associati ad un esteso sistema temporalesco (MCS, sistema convettivo a mesoscala) in propagazione dalla Lombardia verso il Trentino Alto Adige, l'Alto Veneto e il Friuli Venezia Giulia tra la nottata e la mattina. I primi fenomeni intensi hanno interessato parte del Sudtirolo: un nubifragio con accumuli di 70-100mm in poche ore si è scatenato tra Bolzano e la bassa valle dell'Isarco causando alcuni smottamenti. All'alba i nubifragi hanno interessato un vasta area dal Basso Trentino (Vallagarina) alla Valbelluna, passando per l'Altopiano di Asiago e la Valsugana, dove alcune località hanno visto cadere 90-120mm di pioggia in due ore, valori al limite dell'eccezionalità. Non sono mancati allagamenti e smottamenti, tra i quali va segnalata la colata detritica che ha travolto una contrada di Enego, sul versante nord-orientale dell'Altopiano di Asiago. Sul bordo meridionale del sistema temporalesco una supercella (particolare tipo di cella temporalesca dotato di un moto rotatorio proprio e spesso associato a forti grandinate ed eventi vorticosi) ha attraversato la fascia pedemontana tra Follina e Vittorio Veneto dove si sono verificate grandinate con chicchi di grossa taglia responsabili di gravi danni. Grandinate e apporti pluviometrici superiori a 50mm hanno riguardato anche alcuni settori pedemontani e prealpini del Friuli. In mattinata un fronte temporalesco in arrivo dalla Lombardia ha attraversato le pianure settentrionali del Veneto e il Friuli Venezia Giulia, un passaggio veloce ma associato a forti raffiche di vento che, tra Goriziano e Cividalese hanno superato localmente i 100km/h abbattendo molti alberi. Questi danni vengono spesso confusi per conseguenze di trombe d'aria, quando in realtà si tratta di raffiche di vento lineari, non di fenomeni vorticosi.

In questa foto si può vedere il "muro di pioggia" del fronte temporalesco mentre investiva il versante trevigiano del Monte Grappa:

Nel pomeriggio un secondo sistema temporalesco si sviluppa tra Basso Veneto e fascia costiera, aree fino a quel momento risparmiate dai temporali: nubifragi interessano in particolare la zona del Delta del Po con accumuli prossimi a 100mm e grandinate, mentre poco ad ovest, nella zona di Rovigo, non cade una goccia.

Mercoledì si verifica la seconda ondata di temporali di questo periodo, a causa dell'approfondimento di un'estesa saccatura ad ovest dell'Italia. Umide correnti meridionali alimentano le celle temporalesche che interessano tutto il Triveneto, da Verona a Trieste, da Rovigo a Bolzano. Al mattino i primi nubifragi scaricano 50-80mm tra Udine e Cividale del Friuli, con conseguenti allagamenti, a causa di una linea di convergenza dei venti dovuta allo scirocco umido in risalita dal mare (nel Cividalese gli accumuli giornalieri passeranno la soglia dei 100mm entro la tarda serata). Nel pomeriggio e in serata due sistemi temporaleschi attraversano il Triveneto da ovest verso est. La prima ondata risulta particolarmente intensa sulla fascia pedemontana del Veneto: grandine di grossa taglia cade nel Bassanese e nubifragi scaricano oltre 50mm tra Valdobbiadene e Follina (gli accumuli giornalieri toccheranno localmente i 100mm anche in quest'ultima zona). La seconda ondata invece è rapida e generalizzata, una linea di groppo (squall line) simile a quella di domenica mattina, annunciata da una maestosa nube a mensola (shelf cloud, muraglia di nubi basse in rapido spostamento davanti alla linea di rovesci) ed associata a forti raffiche di vento, localmente dannose. La resistenza opposta dai venti di scirocco rallenta il fronte temporalesco in Venezia Giulia dove l'indugiare dei nubifragi determina locali apporti pluviometrici di oltre 50mm (Basso Isontino). 

Ecco la nube a mensola di questo fronte temporalesco serale nei cieli di Cavaso del Tomba (TV):

Nei due giorni seguenti, 29 e 30 giugno, permane un flusso di correnti sud-occidentali a prevalente rotazione ciclonica, ma la presenza di aria secca rende meno estesi ed intensi i fenomeni temporaleschi. Si segnalano tuttavia i forti rovesci in scorrimento sul Triestino (30-50mm) e il fronte temporalesco associato a forti raffiche di vento sulla fascia pedemontana tra Bassanese e Pordenonese della serata del 30 giugno. Inoltre l'aria fresca affluita ha permesso il ritorno della neve oltre i 2400-2700m sulle zone alpine, con accumuli particolarmente consistenti sulle Alpi Retiche (oltre 30cm nel gruppo montuoso dell'Ortles-Cevedale).

Nel complesso questo periodo temporalesco ha portato molta pioggia nel Triveneto, in particolare sulle zone montane: accumuli complessivi di oltre 100mm hanno riguardato buona parte del Trentino Alto Adige (in modo particolare Val Passiria, Ridanna, Monti Sarentini, Val dell'Isarco, Basso Trentino), le aree prossime fascia prealpina del Veneto e l'Alto Friuli, con locali punte intorno a 200mm sulle Prealpi Trevigiane (tra Follina, Vittorio Veneto e Belluno). Gli accumuli più bassi sono stati registrati invece nel Basso Veneto, con valori inferiori a 30mm tra pianura del Veronese, Padovano e zone interne del Polesine. Questi apporti pluviometrici, concentrati soprattutto sui monti, sono fondamentali per attenuare la siccità che stava assumendo dimensioni di particolare gravità. Se l'estate dovesse proseguire all'insegna dell'alternanza tra fasi di bel tempo e ondate temporalesche senza eccessi termici, come sarebbe normale nelle zone a nord del Fiume Po, i problemi idrici potrebbero trovare soluzione senza gravi conseguenze per l'agricoltura e gli ecosistemi.

Buona giornata a tutti!

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