Le nevicate di fine gennaio 2010

Eccoci ad un nuovo appuntamento con i ricordi degli eventi meteorologici più significativi degli ultimi anni. Oggi procederò con la cronaca degli episodi nevosi che interessarono buona parte del Nordest tra il 29 e il 31 gennaio 2010.

Nel corso dell'ultima decade di gennaio 2010 affluirono verso le nostre regioni masse di aria gelida e secca provenienti dall'Europa Orientale, dove in quegli stessi giorni si registravano valori minimi intorno a -25°C tra Romania, Polonia e repubbliche baltiche. Questa mappa relativa al 27 gennaio mostra il potente anticiclone (delimitato in nero) che dalle Isole Britanniche si estende verso est andando a collegarsi con l'anticiclone russo-siberiano. Sul bordo meridionale di questa figura barica scorrevano i freddi venti continentali (frecce blu):

 

Nella mappa si può anche notare che il lembo occidentale dell'anticiclone si trova in procinto di collegarsi con l'anticiclone groenlandese (ellisse rossa), determinando così lo sprofondamento verso l'Europa della depressione artica posizionata tra la Groenlandia e la penisola scandinava (si notino le frecce nere). Per questo motivo la configurazione barica sull'Europa mutò repentinamente nei giorni seguenti con la formazione di una vasta saccatura alimentata da aria artica. L'asse della saccatura si collocò appena ad ovest del Triveneto, in una posizione che da un lato era favorevole alle precipitazioni grazie alle correnti sud-occidentali in quota (se la saccatura si fosse posizionata più ad est le correnti sarebbero state nord-occidentali e pertanto le precipitazioni sarebbero rimaste bloccate dalla barriera alpina), ma che nel contempo non determinava un eccessivo afflusso di aria mite dai quadranti meridionali (se la saccatura si fosse posizionata più ad ovest le miti correnti meridionali avrebbero preso il sopravvento, trasformando la neve in pioggia alle basse quote). Questa carta relativa al 31 gennaio 2010 mostra la situazione descritta (la linea nera rappresenta l'asse della saccatura, le frecce indicano le correnti in quota):

La combinazione tra aria fredda preesistente (quella affluita dall'Europa Orientale nei giorni precedenti) e una saccatura posizionata in modo tale da portare precipitazioni in assenza di un significativo richiamo di aria mite creò le condizioni per due episodi nevosi fino a quote pianeggianti. Un primo fronte nevoso arrivò da ovest nella serata del 29 gennaio interessando dapprima il Veneto e il Trentino con accumuli piuttosto omogenei (3-6cm) e spostandosi tra la tarda serata e la notte verso il Friuli Venezia Giulia, dove si depositarono 3-5cm in molte zone, con l'eccezione dell'Udinese Orientale dove gli accumuli furono scarsi. Nella prima parte della giornata di sabato 30 gennaio si aprirono temporanee schiarite in attesa del peggioramento che dalla serata riportò nevicate localmente abbondanti dapprima sulle zone pedemontane di Veneto e Pordenonese, poi, tra la tarda nottata e il primo mattino del giorno seguente, sulla medio-bassa pianura veneta. Stavolta gli accumuli risultarono molto irregolari: si depositarono al suolo 10-20cm tra Feltrino e pedemontana trevigiana occidentale (20cm a Valdobbiadene, 17cm a Feltre, 15cm a Cavaso Del Tomba), 5-10cm su Alto Vicentino, 2-8cm su Pordenonese, Veneziano e Basso Veneto, accumuli scarsi o nulli su Veronese, parte della pianura trevigiana e Friuli Orientale. Nelle aree più innevate, il manto nevoso rimase pressoché intatto per 5-6 giorni grazie alle temperature molto basse (punte minime intorno a -15°C in Valbelluna, tra -5°C e -10°C nelle aree innevate della pianura). Concludo con questa immagine satellitare relativa al primo giorno di febbraio che mostra l'innevamento irregolare della pianura veneta (spicca il contrasto tra le aree collinare della pedemontana trevigiana, ben innevate, e le vicine pianure, quasi completamente prive di neve):

 

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