25 dicembre 2008, bianco Natale

Buon Natale a tutti!

Vedere nevicare a Natale è il sogno di tutti bambini...e anche degli appassionati di meteorologia. Nel Triveneto le nevicate a quote basse non sono certo un fenomeno frequente nemmeno in inverno, pertanto le probabilità che nevichi in pianura proprio nel giorno di Natale sono estremamente basse. L'ultimo anno in cui ciò è accaduto è stato il 2008.

L'evento nevoso del 25 dicembre 2008 è stato provocato da una improvvisa irruzione di aria polare continentale proveniente dall'Europa Orientale. Di solito le ondate di freddo provenienti da quest'area tendono ad essere accompagnate da correnti nord-orientali che producono nevicate fino a bassa quota su medio-basso versante adriatico e lasciano a secco il Nord Italia, riparato dalle Alpi. Vi sono però rari casi in cui il movimento delle masse di aria gelida assume una direttrice ovest-est, puntando direttamente verso l'Italia Settentrionale, valicando il Carso e percorrendo in poche ore la Pianura Padana. In questi casi generalmente l'ingresso dell'aria fredda produce una breve fase di maltempo a carattere nevoso sulle buona parte delle nostre pianure e della fascia prealpina, come accaduto il 13 dicembre 2001, il 28 febbraio 2005 e, appunto, il 25 dicembre 2008. Questa carta rielaborata si riferisce alla notte tra il 25 e il 26 dicembre 2008, le frecce blu indicano il flusso di aria fredda che ha investito in pieno le nostre regioni:

Con questo tipo di irruzioni in genere i modelli matematici tendono a sottovalutare le conseguenze in termini di precipitazioni. Per questo motivo le previsioni e i bollettini dei giorni e persino delle ore precedenti all'evento non facevano pensare alla possibilità di vedere nevicate significative. Del resto anche le condizioni meteorologiche osservate durante la mattinata e il pomeriggio di Natale non lasciavano certo immaginare l'evoluzione serale: il tempo era soleggiato, le temperature massime si erano spinte fino a 10-13°C in pianura e sui rilievi si erano sviluppati cumuli dall'aspetto primaverile. In realtà proprio questi cumuli erano il segnale della crescente instabilità atmosferica legata all'abbassamento della temperatura già in atto in quota.

Nei bassi strati invece l'aria gelida entrò bruscamente nel tardo pomeriggio valicando il Carso e le Alpi Giulie. Tra Venezia Giulia e Friuli Orientale la presenza di rilievi ad est inibì le precipitazioni e l'irruzione si limitò a determinare un veloce passaggio nuvoloso associato a brusco rinforzo del vento e calo termico. Le correnti da ESE nei bassi strati andarono invece a determinare un deciso effetto stau (sollevamento orografico) presso la barriera prealpina che va dal Pordenonese fino al Vicentino e fu proprio in questa fascia che nel corso della serata si svilupparono le precipitazioni. Inizialmente, a causa del contrasto tra l'aria mite preesistente e l'aria fredda in entrata, si trattò di rovesci e locali temporali. Il calo termico associato al peggioramento fu repentino. In molte località della pedemontana la temperatura calò di 5-7°C nel giro di un'ora, una variazione inconsueta per le nostre terre. Le iniziali piogge lasciarono in poco tempo il posto a fitte nevicate, dapprima sulle località collinari della pedemontana, poi anche in Valbelluna, nell'alta pianura pordenonese e trevigiana, in buona parte del Vicentino, nell'alta padovana e nel Veronese orientale. La nevicata proseguì per poche ore (2-4 ore in generale), ma in alcune aree fu intensa: nei settori centro-occidentali della Valbelluna si accumularono 15-20cm di neve, 10-15 cm si depositarono anche nelle località ai piedi del Grappa e in alcuni settori della pedemontana vicentina. Gli accumuli decrescevano poi portandosi verso verso la pedemontana pordenonese e verso le aree di pianura, fino a diventare nulli ad est del Tagliamento, lungo le coste e nel Basso Veneto.

Nelle aree maggiormente interessate dalle nevicate, il freddo dei giorni seguenti (minime inferiori a -10°C in Valbelluna) e le ulteriori nevicate verificatesi a Capodanno avrebbero permesso al manto nevoso di rimanere omogeneo fino all'Epifania, mentre alcune tracce di neve sarebbero rimaste al suolo fino alla fine della seconda decade di gennaio. 

Concludo l'articolo con alcune foto scattate a Cavaso del Tomba (settore trevigiano della pedemontana del Grappa), dove l'accumulo è stato di 12cm, nella serata di Natale e all'alba del giorno seguente:

 

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