Il diluvio dell'11 novembre 2012

Contrariamente a quanto accaduto quest'anno, spesso il periodo compreso tra la seconda metà di ottobre e il mese di novembre risulta caratterizzato da eventi pluviometrici molto intensi sulle nostre regioni. Questi episodi si verificano in particolare quando saccature depressionarie affondano ad ovest dell'Italia e il loro movimento verso est viene impedito dalla presenza di un anticiclone di blocco collocato sui Balcani. Questa configurazione comporta la risalita di correnti meridionali cariche di umidità che, impattando contro la barriera montuosa alpina, determinano forti precipitazioni da sollevamento orografico o stau. Disastrosi eventi alluvionali, come quello dei primi giorni di novembre 2010 e del 4 novembre 1966, furono causati da questa situazione.

L'ondata di maltempo dell'11 novembre 2012 nel Triveneto è sicuramente meno nota rispetto alle due sopra citate in quanto la sua modesta durata scongiurò il verificarsi di grandi esondazioni. Tuttavia per alcune località della pedemontana e delle Prealpi venete e carniche rappresenta uno tra gli eventi pluviometrici più significativi degli ultimi decenni.

In questa mappa relativa alla notte tra il 10 e l'11 novembre 2012 si può osservare la configurazione sopra descritta: in blu è stata evidenziata la grossa saccatura presente sull'Europa Occidentale, in rosso l'anticiclone di blocco sull'Europa Orientale, mentre la freccia nera rappresenta il flusso umido dai quadranti meridionali.

 

Fu proprio tra la tarda serata di sabato 10 novembre e le prime ore del giorno seguente che, sotto la spinta dello scirocco, le piogge sopraggiunsero da ovest e si estesero a buona parte del Triveneto, con l'eccezione delle coste e della Venezia Giulia dove i fenomeni risultarono scarsi o assenti. Tra le alte pianure del Veneto e del Pordenonese, la fascia pedemontana, le Prealpi, il Basso Trentino, il Bellunese e i rilievi friulani le precipitazioni risultarono estremamente intense, con accumuli giornalieri diffusamente superiori a 100mm. Nel corso della mattinata furono in particolare la pedemontana veneta, la relativa fascia prealpina e il Feltrino a subire precipitazioni di rara intensità, a tratti a carattere di rovescio e con rari tuoni. Di particolare rilievo gli accumuli registrati a cavallo tra le province di Treviso e Belluno. Ecco alcuni dati rilevati dalle stazioni Arpav di questa zona: 174,8mm a Crespano del Grappa (TV), 278,4mm a Valpore (BL), 200,4mm a Quero (BL), 202,2mm a Feltre, 198mm a Follina, 202,6mm a S. Antonio di Tortal (BL) e 241,4mm al Cansiglio. Notevoli furono anche i dati registrati in località più lontane dalla barriera prealpina e per questo meno avvezze a precipitazioni di forte intensità dovute allo stau: 155,2mm a Conegliano, 128,8mm a Volpago del Montello (TV), 122,6mm a Castelfranco Veneto.

In questo settore verso la tarda mattinata si verificarono numerose piccole esondazioni di corsi d'acqua e piccoli smottamenti, anche se i danni nel complesso si rivelarono modesti. In queste ore grande era il timore che si ripetesse un evento alluvionale simile a quello che solo due anni prima aveva sconvolto parte del Veneto. Del resto l'entità delle piene di alcuni corsi d'acqua minori della pedemontana era superiore a quella osservata ad inizio novembre 2010. Tuttavia in questo caso le condizioni erano diverse rispetto a quelle osservate tra il 31 ottobre e il 2 novembre: allora le piogge intense, oltre a fondere l'ingente copertura nevosa presente sui monti a seguito della perturbazione del 25 ottobre, perdurarono per oltre 60 ore, alimentando imponenti e persistenti piene fluviali che finirono per indebolire gli argini comportando il loro cedimento in alcuni punti. In questo caso invece l'evoluzione della perturbazione fu rapida tanto che già nelle ore centrali dell'11 novembre i fenomeni si diradarono su buona parte del Veneto. In tal modo le piene ebbero modo di ridursi in parte nel loro percorso verso il mare.

Tuttavia sui rilievi anche nel pomeriggio piogge e rovesci continuarono a colpire con forza: per quanto riguarda il Bellunese vanno segnalati gli accumuli rilevati appena oltre la barriera montuosa posta a nord della Valbelluna: 220,2mm a Soffranco, 161mm a Gosaldo, 131mm ad Agordo. Ma i forti venti di scirocco riuscirono a portare precipitazioni copiose anche in aree che di solito risentono meno di questo tipo di fenomeni: molto rilevanti risultano a questo proposito i 105,4mm rilevati a Sexten/Sesto Pusteria, nell'estremo lembo orientale della provincia di Bolzano. Piogge estremamente intense continuarono per tutto il pomeriggio e la serata sui rilievi friulani: spiccano in particolare i 390mm accumulati presso il Piancavallo e i 430mm rilevati a Chievolis (come spesso accade in caso di ondate di maltempo caratterizzate da venti di scirocco, furono le Prealpi Carniche a registrare gli accumuli più elevati del Triveneto).

Come scritto in precedenza, la Venezia Giulia e le aree costiere vennero risparmiate dalle piogge intense, con accumuli giornalieri che non superarono nemmeno i 10mm. Lungo le coste però i forti venti di scirocco scatenarono potenti mareggiate responsabili di un gravissimo episodio di erosione delle spiagge, oltre che del trasporto di ingenti quantità di materiali di vario genere (tronchi, rifiuti...).

Tra la serata e la notte seguente i fenomeni si esaurirono ovunque grazie all'evolversi della saccatura in una depressione chiusa che si portò rapidamente verso il Maghreb. Tuttavia, se per il Triveneto l'ondata di maltempo si era esaurita senza che vi fossero stati danni di particolare rilievo, il 12 novembre 2012 sarebbe stata una giornata drammatica per la Maremma toscana, investita da un sistema temporalesco autorigenerante che avrebbe scaricato fino a 400mm di pioggia in poche ore scatenando un disastroso evento alluvionale e causando la morte di 6 persone.

Concludo questo articolo con una foto scattata nelle campagne a sud di Possagno (tratto trevigiano della pedemontane del Grappa) nelle ore centrali dell'11 novembre. Essa mostra gli effetti dell'esondazione di quello che di solito è un piccolo rigagnolo:

 

 

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