Ancora caldo anomalo e siccità

Buonasera a tutti!

A partire da metà maggio si sono susseguite diverse ondate di caldo portate dall'anticiclone subtropicale, intervallate da brevi fasi temporalesche associate a temporanei abbassamenti della temperatura su valori normali. Non si sono osservati picchi estremi, tuttavia è la persistenza di queste anomalie termiche positive a rendere insolito questo periodo che non trova molti precedenti nel passato (solo nel 2003 si ricordano anomalie più accentuate tra maggio e giugno). Questa situazione è riconducibile ad un anomalo spostamento verso nord della fascia degli anticicloni subtropicali (quelli che solitamente stazionano in prossimità del Tropico del Cancro tra le Azzorre e lungo la fascia desertica del Sahara), dovuto a sua volta ad un innalzamento di latitudine del monsone africano, che porta piogge abbondanti a nord del Golfo di Guinea, verso il Sahel. Queste anomalie si osservano sempre più frequentemente negli ultimi anni, probabilmente a causa dell'aumento delle temperature globali legato al cambiamento climatico.

Dopo un temporaneo e modesto calo termico in atto in queste ore, seguito all'instabilità temporalesca osservata tra mercoledì e la notte scorsa, a partire da lunedì l'ennesima espansione verso la regione alpina dell'anticiclone nordafricano determinerà un nuovo rialzo delle temperature verso valori ben superiori alla media del periodo. Dopo un lievissimo cedimento dell'anticiclone a metà settimana, associato ad episodi di instabilità pomeridiana e serale, probabilmente relegati alle zone alpine, sembra profilarsi una decisa recrudescenza dell'ondata di calore verso il prossimo weekend, quando le temperature potrebbero toccare i massimi mensili, con massime superiori a 35°C. 

Si tratta per ora di ipotesi modellistiche che necessitano di conferme, ma sono indicazioni che destano preoccupazione per una situazione idrica che già adesso è grave. In buona parte della pianura del Veneto centro-occidentale negli ultimi 30-40 giorni sono caduti meno di 20mm e sembra probabile che il bimestre maggio-giugno possa chiudere con una scarsità di accumulo pluviometrico mai osservata quantomeno negli ultimi 25 anni. A questo si aggiunga l'evotraspirazione del suolo prodotta dalla persistenza di temperature elevate che seccano gli strati superficiali del suolo mandando in sofferenza la vegetazione e le colture. Nelle zone montane e pedemontane del Veneto e del Trentino Alto Adige è invece il deficit di lungo periodo ad essere sorprendente: sulle Prealpi Venete negli ultimi 10-12 mesi mancano all'appello oltre 1000mm di pioggia negli ultimi 10-12 mesi localmente e gli accumuli totali da settembre 2016 non arrivano a coprire nemmeno la metà del dato medio atteso. Questa carenza idrica incide sulle portate fluviale e sui livelli delle falda, ormai prossimi ai minimi storici. La situazione è meno grave in Friuli Venezia Giulia, grazie alle piogge abbondanti di novembre, fine aprile ed inizio giugno, ma non è detto che il persistere del caldo e l'assenza di temporali non producano problemi a lungo andare anche in questa ragione. 

Infine va citata la straordinaria carenza di neve sui ghiacciai alpini, che ormai si presentano con porzioni già prive di neve stagionale. Il fatto che il ghiaccio rimanga privo di protezione già a fine giugno, quando mancano circa tre mesi al ritorno degli accumuli nevosi, prelude ad una stagione di gravissimi regressi dei ghiacciai. In questa immagine odierna del ghiacciaio della Marmolada si vede affiorare il ghiaccio in un tratto dell'apparato glaciale:

Buona serata e buona domenica a tutti!

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